Descrizione
La Scoletta del Santo, o Scuola del Santo, è la sede storica della confraternita di Sant'Antonio, sul sagrato della basilica di Padova, accanto all'Oratorio di San Giorgio. Al piano di sopra conserva un tesoro inatteso: i primi grandi affreschi del giovane Tiziano.
L'edificio, in mattoni come le chiese antoniane, ha due piani. Sotto c'è la piccola chiesa della confraternita, del Quattrocento; sopra, aggiunta nel 1504, la Sala Priorale, dove i confratelli si riunivano. Ci si sale da uno scalone settecentesco.
La sala ha un soffitto a cassettoni intagliato e dipinto e pareti divise in riquadri da cornici di legno dorato. Diciotto scene raccontano la vita e i miracoli di Sant'Antonio, dipinte nel primo Cinquecento da diversi pittori veneti, tra cui Bartolomeo Montagna e Domenico Campagnola.
Le più celebri sono i tre affreschi di Tiziano, dipinti tra aprile e dicembre del 1511: il santo che fa parlare un neonato per difendere l'onore della madre, il piede riattaccato a un giovane e il Miracolo del marito geloso. Fu il primo vero grande lavoro autonomo del pittore.
Nel Marito geloso c'è un dettaglio sorprendente. Il braccio alzato della moglie, al centro della scena, non è solo dipinto: Tiziano lo modellò in leggero rilievo nell'intonaco, e lo si vede bene in una fotografia a luce radente. Sullo sfondo, il marito pentito si inginocchia ai piedi del santo.
Al piano terra, nella chiesa, c'è la stele di Gasparo Gozzi, qui sepolto nel 1786, e una statua in legno dell'Immacolata portata in processione, opera di un allievo di Canova. Sul pianerottolo dello scalone, una tavola del Quattrocento mostra Sant'Antonio che scrive seduto su un noce.
Dalla loggia che si affaccia sulla piazza i papi in visita a Padova hanno benedetto la folla: Pio VI nel 1782, Pio VII nel 1800, come ricordano due lapidi, e Giovanni Paolo II nel 1982.
L'edificio, in mattoni come le chiese antoniane, ha due piani. Sotto c'è la piccola chiesa della confraternita, del Quattrocento; sopra, aggiunta nel 1504, la Sala Priorale, dove i confratelli si riunivano. Ci si sale da uno scalone settecentesco.
La sala ha un soffitto a cassettoni intagliato e dipinto e pareti divise in riquadri da cornici di legno dorato. Diciotto scene raccontano la vita e i miracoli di Sant'Antonio, dipinte nel primo Cinquecento da diversi pittori veneti, tra cui Bartolomeo Montagna e Domenico Campagnola.
Le più celebri sono i tre affreschi di Tiziano, dipinti tra aprile e dicembre del 1511: il santo che fa parlare un neonato per difendere l'onore della madre, il piede riattaccato a un giovane e il Miracolo del marito geloso. Fu il primo vero grande lavoro autonomo del pittore.
Nel Marito geloso c'è un dettaglio sorprendente. Il braccio alzato della moglie, al centro della scena, non è solo dipinto: Tiziano lo modellò in leggero rilievo nell'intonaco, e lo si vede bene in una fotografia a luce radente. Sullo sfondo, il marito pentito si inginocchia ai piedi del santo.
Al piano terra, nella chiesa, c'è la stele di Gasparo Gozzi, qui sepolto nel 1786, e una statua in legno dell'Immacolata portata in processione, opera di un allievo di Canova. Sul pianerottolo dello scalone, una tavola del Quattrocento mostra Sant'Antonio che scrive seduto su un noce.
Dalla loggia che si affaccia sulla piazza i papi in visita a Padova hanno benedetto la folla: Pio VI nel 1782, Pio VII nel 1800, come ricordano due lapidi, e Giovanni Paolo II nel 1982.