Descrizione
Il Prato della Valle è la piazza più grande di Padova, con quasi novantamila metri quadrati, a due passi dalla Basilica di Santa Giustina. Al centro c'è un'isola ellittica verde circondata da un canale, e sulle due sponde un doppio anello di statue: una passeggiata da studenti, sul prato e all'ombra.
L'isola Memmia è il cuore della piazza: circa ventimila metri quadrati, con alberi, panchine e una grande sfera scultorea al centro. Il canale che la circonda si attraversa su quattro ponti, e il ponte sud è detto dei Papi.
Il vero spettacolo sono le statue, 78 in tutto: 40 sull'anello esterno e 38 su quello interno. Sono professori dell'università, artisti, condottieri e antichi governanti di Padova, tutti legati alla città. Sono scolpite nella pietra di Vicenza, un calcare tenero.
Tra gli altri c'è l'Antenore, il mitico fondatore di Padova, e c'è la statua di Giovanni Poleni, l'unica eseguita da Antonio Canova (oggi è una copia del 1963). Tra tutti questi uomini c'è una sola donna: il busto della poetessa Gaspara Stampa, ai piedi della statua di Andrea Briosco.
Intorno alla piazza ci sono edifici da guardare: la Basilica di Santa Giustina, la Loggia Amulea e il palazzo Angeli, nato nel Quattrocento come residenza del cardinale Bessarione. Il sabato ospita il mercato tradizionale della città.
Il nome inganna. Si dice «prato», ma per secoli l'erba c'era a malapena, e «valle» era una conca dove l'acqua ristagnava. Già in età romana era il Campo di Marte, con un teatro; nel Medioevo ospitò mercati, fiere, giostre e corse di cavalli, ma le alluvioni la riducevano a palude.
A cambiare tutto fu Andrea Memmo, mandato da Venezia a governare la città nel 1775. Fece portare diecimila carri di terra per alzare il centro e lo cinse con un canale che raccoglie l'acqua piovana. L'isola prese il suo nome. Doveva ospitare 54 botteghe di legno, il cui affitto avrebbe aiutato a pagare i lavori.
Anche le statue servivano a fare cassa: ogni cittadino o gruppo che ne pagava una contribuiva al cantiere, tra 135 e 150 zecchini. Le regole erano severe: niente santi, niente persone viventi, solo personaggi legati a Padova.
La prima statua, un Cicerone, fu tolta subito perché non c'entrava con Padova. Al suo posto fu messo Antenore, regalato alla città dallo stesso Memmo.
Da non perdere
• Le 78 statue sulle due sponde del canale.
• La statua di Giovanni Poleni.
• La Basilica di Santa Giustina.
Lo sapevi?
• Le statue dovevano essere 88: sei dogi veneziani furono abbattuti dai soldati di Napoleone nel 1797.
• Nell'Ottocento il Prato era senza erba, per i troppi platani: era uno dei «tre senza» di un detto popolare su Padova.
L'isola Memmia è il cuore della piazza: circa ventimila metri quadrati, con alberi, panchine e una grande sfera scultorea al centro. Il canale che la circonda si attraversa su quattro ponti, e il ponte sud è detto dei Papi.
Il vero spettacolo sono le statue, 78 in tutto: 40 sull'anello esterno e 38 su quello interno. Sono professori dell'università, artisti, condottieri e antichi governanti di Padova, tutti legati alla città. Sono scolpite nella pietra di Vicenza, un calcare tenero.
Tra gli altri c'è l'Antenore, il mitico fondatore di Padova, e c'è la statua di Giovanni Poleni, l'unica eseguita da Antonio Canova (oggi è una copia del 1963). Tra tutti questi uomini c'è una sola donna: il busto della poetessa Gaspara Stampa, ai piedi della statua di Andrea Briosco.
Intorno alla piazza ci sono edifici da guardare: la Basilica di Santa Giustina, la Loggia Amulea e il palazzo Angeli, nato nel Quattrocento come residenza del cardinale Bessarione. Il sabato ospita il mercato tradizionale della città.
Il nome inganna. Si dice «prato», ma per secoli l'erba c'era a malapena, e «valle» era una conca dove l'acqua ristagnava. Già in età romana era il Campo di Marte, con un teatro; nel Medioevo ospitò mercati, fiere, giostre e corse di cavalli, ma le alluvioni la riducevano a palude.
A cambiare tutto fu Andrea Memmo, mandato da Venezia a governare la città nel 1775. Fece portare diecimila carri di terra per alzare il centro e lo cinse con un canale che raccoglie l'acqua piovana. L'isola prese il suo nome. Doveva ospitare 54 botteghe di legno, il cui affitto avrebbe aiutato a pagare i lavori.
Anche le statue servivano a fare cassa: ogni cittadino o gruppo che ne pagava una contribuiva al cantiere, tra 135 e 150 zecchini. Le regole erano severe: niente santi, niente persone viventi, solo personaggi legati a Padova.
La prima statua, un Cicerone, fu tolta subito perché non c'entrava con Padova. Al suo posto fu messo Antenore, regalato alla città dallo stesso Memmo.
Da non perdere
• Le 78 statue sulle due sponde del canale.
• La statua di Giovanni Poleni.
• La Basilica di Santa Giustina.
Lo sapevi?
• Le statue dovevano essere 88: sei dogi veneziani furono abbattuti dai soldati di Napoleone nel 1797.
• Nell'Ottocento il Prato era senza erba, per i troppi platani: era uno dei «tre senza» di un detto popolare su Padova.