Descrizione
La chiesa di San Francesco Grande è il cuore di un grande complesso gotico nel centro di Padova, tra il vecchio convento e il primo vero ospedale della città. Fuori un lunghissimo portico, dentro una navata luminosa piena di opere, da Paolo Veronese a Bartolomeo Bellano.
Il portico corre lungo via San Francesco per trentasette arcate decorate in cotto e collegava chiesa, convento e ospedale. Le volte erano tutte dipinte con le storie di San Francesco da Francesco Squarcione tra il 1452 e il 1466: oggi se ne scorge solo qualche figura.
Dentro, lo spazio è ampio e chiaro, con volte a crociera decorate a fasce geometriche. Le quattro colonne di marmo rosso che reggono gli archi vengono da piazza dei Signori e conservano ancora gli anelli per legare i cavalli.
In controfacciata c'è l'Ascensione di Paolo Veronese. La parte bassa fu rubata e nel 1625 Pietro Damini la ridipinse; il frammento trafugato è finito a Praga.
Nella navata destra, la cappella di Santa Maria della Carità è tutta affrescata da Girolamo Tessari, nel 1523-1524, con le storie della Vergine, le Sibille e le allegorie della Carità e della Fede. Alcune figure sono riprese dalle incisioni di Albrecht Dürer.
Nel transetto destro spicca il monumento a Pietro Roccabonella, medico e filosofo, con i bronzi di Bartolomeo Bellano, completato da Andrea Briosco nel 1497. Il monumento fu smembrato nel Cinquecento: il medico in cattedra e la Vergine con i santi stanno oggi sopra due porte diverse.
La chiesa nacque dalla generosità di due coniugi, Baldo de' Bonafari e Sibilla de Cetto, legati alla corte dei Carraresi. Nel 1414 destinarono parte dei loro beni a una chiesa, a un convento per i frati minori e a un ospedale per i poveri, rimasto in funzione fino al 1798.
Baldo morì prima della fine dei lavori e fu Sibilla a portare a termine l'opera; la chiesa fu consacrata nel 1430. I loro volti, affiancati sulla lastra tombale, si vedono sotto il portico dell'Ospedale Giustinianeo.
Qui sono sepolti anche il pittore Francesco Squarcione e Ferdinando Carlo di Gonzaga-Nevers, ultimo duca di Mantova. E il polittico che Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna dipinsero per un altare nel 1447, probabilmente portato via dai Francesi, è oggi alla Galleria Nazionale di Praga.
Il portico corre lungo via San Francesco per trentasette arcate decorate in cotto e collegava chiesa, convento e ospedale. Le volte erano tutte dipinte con le storie di San Francesco da Francesco Squarcione tra il 1452 e il 1466: oggi se ne scorge solo qualche figura.
Dentro, lo spazio è ampio e chiaro, con volte a crociera decorate a fasce geometriche. Le quattro colonne di marmo rosso che reggono gli archi vengono da piazza dei Signori e conservano ancora gli anelli per legare i cavalli.
In controfacciata c'è l'Ascensione di Paolo Veronese. La parte bassa fu rubata e nel 1625 Pietro Damini la ridipinse; il frammento trafugato è finito a Praga.
Nella navata destra, la cappella di Santa Maria della Carità è tutta affrescata da Girolamo Tessari, nel 1523-1524, con le storie della Vergine, le Sibille e le allegorie della Carità e della Fede. Alcune figure sono riprese dalle incisioni di Albrecht Dürer.
Nel transetto destro spicca il monumento a Pietro Roccabonella, medico e filosofo, con i bronzi di Bartolomeo Bellano, completato da Andrea Briosco nel 1497. Il monumento fu smembrato nel Cinquecento: il medico in cattedra e la Vergine con i santi stanno oggi sopra due porte diverse.
La chiesa nacque dalla generosità di due coniugi, Baldo de' Bonafari e Sibilla de Cetto, legati alla corte dei Carraresi. Nel 1414 destinarono parte dei loro beni a una chiesa, a un convento per i frati minori e a un ospedale per i poveri, rimasto in funzione fino al 1798.
Baldo morì prima della fine dei lavori e fu Sibilla a portare a termine l'opera; la chiesa fu consacrata nel 1430. I loro volti, affiancati sulla lastra tombale, si vedono sotto il portico dell'Ospedale Giustinianeo.
Qui sono sepolti anche il pittore Francesco Squarcione e Ferdinando Carlo di Gonzaga-Nevers, ultimo duca di Mantova. E il polittico che Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna dipinsero per un altare nel 1447, probabilmente portato via dai Francesi, è oggi alla Galleria Nazionale di Praga.