Descrizione
La Cappella degli Scrovegni è una piccola chiesa di Padova, nell'area dell'antica arena romana, interamente coperta dagli affreschi di Giotto dei primi anni del Trecento. È uno dei capolavori della pittura occidentale e dal 2021 fa parte dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, con gli altri cicli di affreschi trecenteschi di Padova.
La navata è lunga una trentina di metri e i metri quadrati dipinti sono circa 700. Tutte le pareti sono affrescate, divise in fasce che raccontano la vita di Gioacchino e Anna, di Maria e di Cristo.
La volta è un cielo blu azzurrite pieno di stelle a otto punte, con la Madonna col Bambino e il Cristo benedicente nei tondi. Ai piedi delle storie corrono i Vizi e le Virtù, dipinti a monocromo come statue di pietra.
Sulla controfacciata c'è il Giudizio Universale. Al centro Cristo giudice, nella mandorla colorata, con gli apostoli ai lati. A destra l'Inferno: un Lucifero gigante e blu, che divora i dannati, tra fiumi di fuoco e diavoli.
In basso a sinistra, Enrico Scrovegni, in ginocchio con un religioso, offre alla Madonna il modellino della cappella. Ogni 25 marzo, al mattino, un raggio di sole passa tra la sua mano e quella di lei. È il giorno dell'Annunciazione, a cui la chiesa è legata.
Tra le storie, tre scene si ricordano più di altre. L'Incontro di Gioacchino e Anna alla Porta d'Oro, con gesti teneri che passano per il primo bacio dell'arte italiana. Il Bacio di Giuda, con Cristo e Giuda faccia a faccia. E il Compianto sul Cristo morto, dove Maria stringe il figlio.
Le figure hanno corpi veri sotto i mantelli, e i volti mostrano stupore, dolore, tenerezza. Giotto lavorò con una quarantina di aiutanti: si sono contate 625 «giornate» di lavoro, cioè pezzi di affresco dipinti finché l'intonaco era fresco.
Enrico era figlio di un ricco usuraio padovano. All'inizio del Trecento comprò l'area dell'arena e vi costruì un palazzo sontuoso, con una cappella privata destinata a mausoleo di famiglia. Giotto vi lavorò tra il 1303 e il 1305, dopo Assisi e Rimini.
Non tutti furono contenti. Nel gennaio 1305 i frati Eremitani del convento vicino protestarono perché l'oratorio stava diventando una vera chiesa, con tanto di campanile. Forse per questo la parte absidale fu demolita e rifatta più piccola.
Nell'Ottocento la cappella rischiò di sparire: i proprietari cominciarono a demolire il palazzo per vendere i materiali. Nel 1880 la comprò il Comune di Padova.
Da non perdere
• Il Giudizio Universale.
• L'Incontro alla Porta d'Oro.
• Il Bacio di Giuda.
• Il Compianto sul Cristo morto.
• La volta stellata.
Lo sapevi?
• Nell'Adorazione dei Magi Giotto dipinse la cometa di Halley, che aveva osservato al suo passaggio nel 1301.
• È infondata la storia della cappella costruita per espiare i peccati del padre, che Dante mise all'Inferno tra gli usurai.
• In Giappone, al museo Otsuka, ne esiste una copia in scala reale.
La navata è lunga una trentina di metri e i metri quadrati dipinti sono circa 700. Tutte le pareti sono affrescate, divise in fasce che raccontano la vita di Gioacchino e Anna, di Maria e di Cristo.
La volta è un cielo blu azzurrite pieno di stelle a otto punte, con la Madonna col Bambino e il Cristo benedicente nei tondi. Ai piedi delle storie corrono i Vizi e le Virtù, dipinti a monocromo come statue di pietra.
Sulla controfacciata c'è il Giudizio Universale. Al centro Cristo giudice, nella mandorla colorata, con gli apostoli ai lati. A destra l'Inferno: un Lucifero gigante e blu, che divora i dannati, tra fiumi di fuoco e diavoli.
In basso a sinistra, Enrico Scrovegni, in ginocchio con un religioso, offre alla Madonna il modellino della cappella. Ogni 25 marzo, al mattino, un raggio di sole passa tra la sua mano e quella di lei. È il giorno dell'Annunciazione, a cui la chiesa è legata.
Tra le storie, tre scene si ricordano più di altre. L'Incontro di Gioacchino e Anna alla Porta d'Oro, con gesti teneri che passano per il primo bacio dell'arte italiana. Il Bacio di Giuda, con Cristo e Giuda faccia a faccia. E il Compianto sul Cristo morto, dove Maria stringe il figlio.
Le figure hanno corpi veri sotto i mantelli, e i volti mostrano stupore, dolore, tenerezza. Giotto lavorò con una quarantina di aiutanti: si sono contate 625 «giornate» di lavoro, cioè pezzi di affresco dipinti finché l'intonaco era fresco.
Enrico era figlio di un ricco usuraio padovano. All'inizio del Trecento comprò l'area dell'arena e vi costruì un palazzo sontuoso, con una cappella privata destinata a mausoleo di famiglia. Giotto vi lavorò tra il 1303 e il 1305, dopo Assisi e Rimini.
Non tutti furono contenti. Nel gennaio 1305 i frati Eremitani del convento vicino protestarono perché l'oratorio stava diventando una vera chiesa, con tanto di campanile. Forse per questo la parte absidale fu demolita e rifatta più piccola.
Nell'Ottocento la cappella rischiò di sparire: i proprietari cominciarono a demolire il palazzo per vendere i materiali. Nel 1880 la comprò il Comune di Padova.
Da non perdere
• Il Giudizio Universale.
• L'Incontro alla Porta d'Oro.
• Il Bacio di Giuda.
• Il Compianto sul Cristo morto.
• La volta stellata.
Lo sapevi?
• Nell'Adorazione dei Magi Giotto dipinse la cometa di Halley, che aveva osservato al suo passaggio nel 1301.
• È infondata la storia della cappella costruita per espiare i peccati del padre, che Dante mise all'Inferno tra gli usurai.
• In Giappone, al museo Otsuka, ne esiste una copia in scala reale.