Descrizione
L'abbazia di Santo Stefano è un'antica abbazia benedettina a Carrara Santo Stefano, nel comune sparso di Due Carrare, in provincia di Padova. Del monastero restano la chiesa con il campanile, ma la sua storia è legata a quella dei Carraresi, che diventarono signori della città.
L'edificio si affaccia su una piazzetta che ha un dettaglio curioso: sul selciato è tracciata la pianta del chiostro scomparso, e così si capisce quanto era grande il monastero. Sulla piazzetta si affaccia la canonica, che un tempo faceva parte dell'abbazia.
A sud la chiesa è affiancata dalle mura dell'antico cimitero, un tempo in grande abbandono. Dentro, sulla parete nord, c'è l'arca di Marsilio da Carrara, in marmo: lì fu sepolto nel 1338, a Padova ne era stato signore.
Marsilio aveva sposato prima Bartolomea, della famiglia di Enrico Scrovegni, il committente della Cappella degli Scrovegni. È uno dei fili che tengono insieme i luoghi di Padova e dei dintorni.
Per sapere perché sta qui bisogna tornare a Litolfo da Carrara. Intorno al 1027 la sua donazione diede vita al monastero, che i discendenti riempirono di beni: nel giro di pochi anni arrivò a possedere un quarto delle ricchezze della famiglia. I primi monaci vennero forse dall'abbazia di Brondolo.
Il legame con la famiglia però si guastò. Nel 1164 i Carraresi restarono fedeli a Federico Barbarossa nella guerra contro i Comuni. L'abbazia rischiò di essere rasa al suolo e si salvò sottomettendosi al vescovo, mentre i Carraresi fuggivano.
Da allora gli abati videro nei fondatori dei nobili prepotenti, con il castello a poche centinaia di metri. Per secoli l'abbazia fu contesa tra Carraresi e vescovo, a colpi di bolle, editti e, quando serviva, di forza.
I monaci arrivarono perfino a tentare un piano furbo: trasferire a poco a poco l'abate a Padova, trasformando la casa cittadina di San Giorgio nella sede principale. Non ne uscì nulla.
Con la signoria dei Carraresi, dal 1318, i conflitti si spensero. L'abate di Santo Stefano divenne vicecancelliere dell'università di Padova, subito dopo il vescovo. La fine arrivò con Venezia: nel 1405 l'abbazia fu data come premio all'arciprete di Cittadella, in cambio del suo tradimento, e spogliata. Il monastero fu poi smantellato per far posto al granoturco.
Da non perdere
• L'arca di Marsilio da Carrara.
• La pianta del chiostro sulla piazzetta.
Lo sapevi?
• La comunità monastica era piccola: da una decina a una ventina di monaci, una frazione di quella di Santa Giustina.
L'edificio si affaccia su una piazzetta che ha un dettaglio curioso: sul selciato è tracciata la pianta del chiostro scomparso, e così si capisce quanto era grande il monastero. Sulla piazzetta si affaccia la canonica, che un tempo faceva parte dell'abbazia.
A sud la chiesa è affiancata dalle mura dell'antico cimitero, un tempo in grande abbandono. Dentro, sulla parete nord, c'è l'arca di Marsilio da Carrara, in marmo: lì fu sepolto nel 1338, a Padova ne era stato signore.
Marsilio aveva sposato prima Bartolomea, della famiglia di Enrico Scrovegni, il committente della Cappella degli Scrovegni. È uno dei fili che tengono insieme i luoghi di Padova e dei dintorni.
Per sapere perché sta qui bisogna tornare a Litolfo da Carrara. Intorno al 1027 la sua donazione diede vita al monastero, che i discendenti riempirono di beni: nel giro di pochi anni arrivò a possedere un quarto delle ricchezze della famiglia. I primi monaci vennero forse dall'abbazia di Brondolo.
Il legame con la famiglia però si guastò. Nel 1164 i Carraresi restarono fedeli a Federico Barbarossa nella guerra contro i Comuni. L'abbazia rischiò di essere rasa al suolo e si salvò sottomettendosi al vescovo, mentre i Carraresi fuggivano.
Da allora gli abati videro nei fondatori dei nobili prepotenti, con il castello a poche centinaia di metri. Per secoli l'abbazia fu contesa tra Carraresi e vescovo, a colpi di bolle, editti e, quando serviva, di forza.
I monaci arrivarono perfino a tentare un piano furbo: trasferire a poco a poco l'abate a Padova, trasformando la casa cittadina di San Giorgio nella sede principale. Non ne uscì nulla.
Con la signoria dei Carraresi, dal 1318, i conflitti si spensero. L'abate di Santo Stefano divenne vicecancelliere dell'università di Padova, subito dopo il vescovo. La fine arrivò con Venezia: nel 1405 l'abbazia fu data come premio all'arciprete di Cittadella, in cambio del suo tradimento, e spogliata. Il monastero fu poi smantellato per far posto al granoturco.
Da non perdere
• L'arca di Marsilio da Carrara.
• La pianta del chiostro sulla piazzetta.
Lo sapevi?
• La comunità monastica era piccola: da una decina a una ventina di monaci, una frazione di quella di Santa Giustina.