Descrizione
L'abbazia di Praglia è un monastero benedettino ancora vivo, ai piedi dei Colli Euganei, nella campagna padovana tra Teolo e Abano Terme. Dietro le mura ci sono una basilica rinascimentale, quattro chiostri diversi e una comunità di monaci che restaura libri antichi.
Il percorso passa per i quattro chiostri, ognuno con il suo carattere. Il primo è il chiostro botanico, quello d'ingresso, con colonne alternate di marmo rosso e pietra bianca: qui un tempo si coltivavano le piante. Sul lato nord la porta della carità ricorda la vocazione dell'abbazia all'accoglienza.
Il chiostro pensile è il più curioso: il cortile poggia su quattro pilastri ed è fatto di quattro piani inclinati, pensati per raccogliere l'acqua piovana in una grande cisterna sotto. Intorno ci sono gli ambienti principali: chiesa, refettorio monumentale, biblioteca antica e sala capitolare.
Il chiostro doppio, o della clausura, ha due piani di arcate uguali. Il chiostro rustico, a ovest, era invece il cortile di lavoro, con una grande aia e gli attrezzi per coltivare i campi attorno.
La chiesa di Santa Maria Assunta, basilica minore dal 1954, fu disegnata da Tullio Lombardo alla fine del Quattrocento e poi trasformata da Andrea Moroni. L'abside è del 1530 circa, opera di Domenico Campagnola. L'abbazia ospita anche una Biblioteca nazionale.
Il monastero nacque nel 1080, voluto dalla famiglia Maltraverso, con il nome di Pratalia, cioè "prati": per secoli fu il motore agricolo della campagna padovana. La ricostruzione completa cominciò nel 1469.
Fu soppresso da Napoleone nel 1810, e il Polittico di Praglia di Giovanni d'Alemagna e Antonio Vivarini finì alla Pinacoteca di Brera. Riaperto dagli Austriaci, chiuso di nuovo dall'Italia nel 1867, tornò ai benedettini solo nel 1904.
Oggi è un centro di eccellenza nel restauro dei libri antichi, manoscritti e pergamene. Antonio Fogazzaro vi ambientò parte del romanzo Piccolo mondo moderno. E si racconta che il soffitto della biblioteca sia ottagonale per gli "otto giorni di Dio": sei di lavoro, il settimo di riposo, l'ottavo della resurrezione.
Il percorso passa per i quattro chiostri, ognuno con il suo carattere. Il primo è il chiostro botanico, quello d'ingresso, con colonne alternate di marmo rosso e pietra bianca: qui un tempo si coltivavano le piante. Sul lato nord la porta della carità ricorda la vocazione dell'abbazia all'accoglienza.
Il chiostro pensile è il più curioso: il cortile poggia su quattro pilastri ed è fatto di quattro piani inclinati, pensati per raccogliere l'acqua piovana in una grande cisterna sotto. Intorno ci sono gli ambienti principali: chiesa, refettorio monumentale, biblioteca antica e sala capitolare.
Il chiostro doppio, o della clausura, ha due piani di arcate uguali. Il chiostro rustico, a ovest, era invece il cortile di lavoro, con una grande aia e gli attrezzi per coltivare i campi attorno.
La chiesa di Santa Maria Assunta, basilica minore dal 1954, fu disegnata da Tullio Lombardo alla fine del Quattrocento e poi trasformata da Andrea Moroni. L'abside è del 1530 circa, opera di Domenico Campagnola. L'abbazia ospita anche una Biblioteca nazionale.
Il monastero nacque nel 1080, voluto dalla famiglia Maltraverso, con il nome di Pratalia, cioè "prati": per secoli fu il motore agricolo della campagna padovana. La ricostruzione completa cominciò nel 1469.
Fu soppresso da Napoleone nel 1810, e il Polittico di Praglia di Giovanni d'Alemagna e Antonio Vivarini finì alla Pinacoteca di Brera. Riaperto dagli Austriaci, chiuso di nuovo dall'Italia nel 1867, tornò ai benedettini solo nel 1904.
Oggi è un centro di eccellenza nel restauro dei libri antichi, manoscritti e pergamene. Antonio Fogazzaro vi ambientò parte del romanzo Piccolo mondo moderno. E si racconta che il soffitto della biblioteca sia ottagonale per gli "otto giorni di Dio": sei di lavoro, il settimo di riposo, l'ottavo della resurrezione.